Introduzione all'architettura. Dott. Giorgio Pretto

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16 Giu 2016

Introduzione all’architettura. Dott. Giorgio Pretto

http://abitagreenvicenza.it/wp-content/uploads/2016/06/Piramide-Cheope.jpgLe origini dell’architettura, intesa come naturale evoluzione delle primitive arti costruttive, sono da ricercarsi nella relazione che l’uomo ha da sempre intessuto con l’ambiente circostante. Le scienze sociali, grazie in primis all’opera di Gehlen, hanno da tempo individuato nell’uomo una carenza istintuale che lo differenzia dalle altre specie animali. Questo tratto tipico della nostra specie ha determinato un’apertura al mondo dell’uomo, che lo ha obbligato a trovare o inventare delle condizioni capaci di garantire l’esistenza fisica in un ambiente quasi sempre ostile. Questa attività umana ha esonerato l’uomo dall’immediatezza della vita quotidiana e ha prodotto a tutti gli effetti una seconda natura, su cui poter basare la propria esistenza, al riparo dai pericoli ambientali.  

Al principio c’è quindi una relazione tra l’uomo e lo spazio, quest’ultimo da intendersi esclusivamente come una semplice estensione della superficie terrestre dotata di meri attributi fisici. La svolta nella storia dell’umanità è avvenuta nel momento in cui l’uomo ha svolto un lavoro sociale sopra quello spazio tramutandolo così in territorio, che si può definire quindi come lo spazio sopra cui si è esercitato un certo lavoro.

Questo esercizio di decomplessificazione dell’ambiente naturale (lo spazio) e di creazione di nicchie in grado di ospitare le prime società (territorio) sono le premesse per la nascita e lo sviluppo di molti attività sociali, tra le quali bisogna annoverare l’architettura.

Si scriveva all’inizio dell’architettura intesa come evoluzione delle primitiva arti costruttive. Il lavoro che l’uomo ha svolto sullo spazio per tramutarlo in territorio è stato necessario per garantire la continuazione della specie, per favorirne la riproduzione. In questo senso, la svolta è avvenuta nel neolitico (11.000 – 6.000 a. C.) quando avvenne la transizione del regime di produzione alimentare, dalla caccia all’agricoltura. Questa svolta epocale rese definitivamente l’uomo una specie stanziale e non più nomade, legandolo a un determinato territorio. Tra i tanti effetti prodotti da questa evoluzione, ci fu il diverso approccio ai sistemi abitativi. Prima della rivoluzione neolitica l’uomo, in quanto cacciatore, doveva spostarsi continuamente alla ricerca di prede da cacciare, e di conseguenPartenoneza non poteva contare su un’abitazione stabile, ma piuttosto si fabbricava dei bivacchi temporanei o sfruttava ciò che la natura poteva offrirgli, come per esempio delle grotte o anfratti vari. Con l’invenzione dell’agricoltura, anche la concezione della dimora personale venne stravolta: lentamente si passò dal semplice bivacco, a soluzioni abitative sempre più complesse e specifiche. Insomma, la vita del genere umano cambiò drasticamente nel giro di qualche millennio.

Contestualmente a questi cambiamenti, la nascita di soluzioni abitative complesse e stanziali segnò la via e il successivo sviluppo della città. A sua volta, le singole città furono alla base di organizzazioni statuali sempre più grandi, che da semplici alleanze si tramutarono nella migliore delle ipotesi in imperi. Questo sviluppo tumultuoso che ha segnato la nascita delle civiltà, altro non è che la struttura sopra cui l’architettura, assieme a moltissime altre discipline, ha potuto essere concepita e sviluppata dai popoli nelle più diverse guise. Da questa breve introduzione, spero risulti evidente come se l’architettura all’inizio dell’avventura umana doveva rispondere alla stessa domanda vincolata da una condizione di necessità di costruzione di spazi abitativi, successivamente ogni cultura ha elaborato nei secoli un proprio modo di vivere, il quale a sua volta ha influenzato la stessa architettura orientandone i valori e i risultati.

L’architettura, in quanto media continuamente tra lo spazio e il territorio, storicamente ha dovuto rendere ragione essenzialmente di due istanze: la prima, le perturbazioni ambientali derivate dallo spazio in cui l’agglomerato urbano si posiziona e la seconda, le esigenze personali dellSez aurea architetturae persone appartenenti a una specifica cultura. Ciò significa che, se da una lato la fisicità del territorio ha imposto all’architettura dei limiti nell’esecuzione dei progetti, dall’altro è sempre esistito un margine di aleatorietà determinato dal gusto delle persone o dalle loro esigenze private. La storia dell’architettura si è svolta in modo tale che la prima istanza, via via che la tecnologia è riuscita sempre più ad addomesticare la natura, ha lentamente ma inesorabilmente lasciato il posto alle dinamiche culturali tipiche di ogni società, nella fattispecie le concezioni filosofiche della vita e le credenze religiose.

Per esempio, in zone altamente sismiche come il Giappone e parte della Cina, l’elemento base delle costruzioni è stato fin dagli inizi il legno. Nella concezione confuciana e taoista in Cina, e shintoista in Giappone, il cielo (tien in cinese) occupa un posto di primo piano. Le costruzioni sacre dovevano quindi essere orientate verso l’alto, quasi a toccarlo questo cielo. Nasce così la padoga lignea, formata da una basamento sul quale si eleva una cuspide, che con il passare del tempo si protende verso l’alto per sostenere una serie di tetti sovrapposti. Il legno e l’alta sismicità non hanno mai rappresentato un vincolo per l’architettura religiosa dell’estremo oriente, che si è sempre espressa secondo idee e concezioni tipiche della propria cultura.

Nel Vicino Oriente e in Grecia, lo sviluppo della geometria, l’importanza del pensiero astratto e le innovazioni tecnologiche hanno contribuito a dare all’architettura una direzione completamente diversa rispetto a quella dell’estremo oriente. La ricerca della purezza formale abbinata alla credenza che le singole divinità vivessero tra la gente trovano la loro esplicitazione formale nel tempio, che, oltre a non essere sempre accessibile ai visitatori, conteneva appunto la statua della divinità venerata. Sempre in Grecia, il precoce sviluppo di forme di governo democratiche in opposizione a quelle per lo più dispotiche della Cina e del Giappone fecero sì che anche l’architettura acquisisse un respiro più ampio, orientata a progettare spazi in cui poteva confluire la più varia popolazione per scopi determinati (piazze, teatri, stadi, terme, scuole, ecc.).

Gli esempi, ovviamente, possono essere moltissimi e tutti quanti rivelano come l’architettura si sia nel tempo lentamente liberata grazie all’innovazione tecnologica dai vincoli imposti dalla natura per soddisfare le esigenze delle singole culture di cui è essa stessa espressione. È stato quest’abbandono dello stato di determinismo, che obbligava ad adottare soluzioni semplici per affrontare problemi immediati, che ha trasformato l’architettura in un’avventura intellettuale che non cessa di avere fine. Anzi, i problemi sui quali l’architettura sta riflettendo in questi ultimi anni sono proprio dettati da un numero crescente di individui che popolano la terra, e rientrano nell’etichetta della sostenibilità. Il futuro dell’architettura si deciderà anche in merito alla capacità di risolvere questi problemi, per lo più causati dalla sovrappopolazione mondiale e dal sistema di produzione che sta prosciugando ogni risorsa naturale esistente nel pianeta terra. Il famoso architetto francese Le Corbusier aveva proposto durante la sua carriera un approccio globale al “modo di abitare” coinvolgendo più discipline e proponendo soluzioni a volte molto audaci. Al centro tuttavia, come lo stesso architetto francese affermava, deve sempre essere posto l’uomo, che deve abitare un determinato territorio, e le sue esigenze. La sfida in questo senso è stata lanciata ormai da anni, ma la strada da percorrere sembra essere ancora lunga.

 

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